Magia terapeutica
Da Mesmer a Freud, dall’ipnosi alla PNL
Il potere trasformativo dell’immaginazione e la nascita della psicologia. Suggestione, placebo, trance: quali misteri racchiude la mente?
Civil graveur, Ritratto a stampa di Mesmer, Parigi, 17..?
Da dove nasce la moderna psicologia? Come si spiegano fenomeni sorprendenti come l’ipnosi e l’effetto placebo? Qual è il potere della mente sul corpo? Queste domande ci riportano a una figura quasi leggendaria, incompresa al suo tempo ma capace, con la sua intuizione rivoluzionaria, di cambiare la storia della medicina e della scienza.
Un fluido magico
E se tutti i viventi — piante, animali, umani — fossero collegati da un’energia invisibile, un fluido alla base della salute e dell’armonia universale?
Ne era convinto il medico viennese Franz Anton Mesmer (1734-1815), che iniziò a curare le malattie riequilibrando il fluido vitale nel corpo dei suoi pazienti.
Mesmer chiamò questa forza “magnetismo animale”, in analogia a quello minerale. Infatti, all’inizio utilizzava proprio delle calamite per condurre il fluido, o delle bacchette di metallo. Poi scoprì di poterlo fare anche solo con le mani, e perfino con lo sguardo.
I pazienti erano presi da tremori e convulsioni. Poi, passata la “crisi magnetica”, si sentivano meglio e i loro malesseri — dolori nevralgici e cronici, emicranie, disturbi nervosi e del sonno, intestinali e digestivi, asma, paralisi e attacchi isterici — miglioravano o addirittura sparivano. Il successo di Mesmer fu rapido e clamoroso.
Mesmer era amico di Mozart, e con lui membro della stessa loggia massonica viennese. Era introdotto nei migliori salotti e considerato un benefattore, poiché riceveva pazienti di ogni ceto sociale, spesso senza chiedere compenso.
Tuttavia, le guarigioni di Mesmer destarono invidie e sospetti: sembravano opera di magia. Osteggiato dai suoi colleghi medici, nel 1778 Mesmer scelse di trasferirsi a Parigi. Qui, preceduto dalla sua fama, riprese la sua attività.
Una seduta con Mesmer
Mesmer accoglieva i pazienti in un ampio salotto, arredato lussuosamente. Sugli abiti eleganti indossava una lunga veste di velluto damascato, in mano una bacchetta. La luce tremante dei candelabri e la musica eterea della glassarmonica — detta anche armonica a bicchieri, lo strumento musicale preferito da Mesmer — rendevano l’atmosfera ancor più suggestiva, preparando i pazienti per quello che era, a tutti gli effetti, un rituale.
Ben presto, i pazienti aumentarono. Oltre a introdurre nelle sedute degli assistenti — allievi da lui istruiti — Mesmer ideò un sistema per trattare più persone allo stesso tempo: il baquet.
Il baquet era simile a un grosso tamburo e conteneva bottiglie piene di acqua magnetizzata. Dalla sommità sporgevano delle bacchette di metallo, che ciascun paziente accostava alla parte malata per ricevere il fluido. Il baquet era dunque una specie di accumulatore di fluido magnetico. Mesmer orchestrava la seduta, facilitando ciascun paziente e verificando gli effetti. Spesso collegava i pazienti tra di loro con una fune che passava intorno alla vita, perché il fluido circolasse più facilmente. I pazienti riferivano benefici, i sintomi diminuivano o sparivano. Alcuni affermavano di essere guariti.
Convinto della portata rivoluzionaria della sua scoperta, Mesmer non si limitava a curare: voleva creare un movimento. Nel 1782, con l’aiuto del banchiere Guillaume Kornmann e dell’avvocato Nicolas Bergasse, fondò la Società dell’Armonia Universale. L’appartenenza richiedeva una quota altissima — cento luigi d’oro — e un giuramento di segretezza. Nonostante il costo, la Società ebbe un successo straordinario, con filiali che si moltiplicarono nelle principali città francesi.
L’inchiesta e il rapporto segreto
Nel 1784, in risposta alle crescenti controversie, Luigi XVI istituì una commissione scientifica per indagare il lavoro di Mesmer. Ne facevano parte scienziati di spicco: Antoine Lavoisier, fondatore della chimica moderna; il medico Joseph-Ignace Guillotin; Jean-Sylvain Bailly, astronomo e matematico.
Presidente della commissione era Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, ambasciatore americano a Parigi e inventore del parafulmine. Franklin aveva inventato anche la glassarmonica, che Mesmer utilizzava nelle sue sedute.
Offeso per non essere stato consultato, Mesmer si rifiutò di partecipare e di fornire dettagli sui suoi metodi, ma i lavori si svolsero comunque. La commissione concluse che le guarigioni avvenivano, ma che a produrle non era il fluido, era la “suggestione”. Tuttavia, come e perché ciò potesse accadere rimaneva un mistero.
Attribuire i risultati di Mesmer alla suggestione era però una spiegazione di comodo. Cos’è infatti la suggestione, e come può avere effetti su disturbi di natura fisica? Cosa rivela delle possibilità del nostro organismo e della mente? La commissione non solo non rispose, ma evitò i quesiti.
Vennero dunque prodotti due documenti: uno pubblico e uno riservato, per i soli occhi del re. Il rapporto segreto, redatto principalmente da Bailly, rimase tale per quindici anni e venne pubblicato solo nel 1799 sulla rivista Le Conservateur. Il suo contenuto rivela il motivo principale dell’ostilità verso Mesmer.
Durante le terapie, Mesmer e i suoi assistenti passavano le mani lungo gli arti dei pazienti — che erano in maggioranza donne — ed esercitavano pressioni su punti del corpo come le dita e le ginocchia. Ciò scatenava le crisi, con tremori, convulsioni e perdita di controllo. Tutto questo avveniva, come abbiamo visto, in un clima di penombra, con musica, in uno stato di suggestione e intimità.
Con parole che riflettono il pudore dell’epoca ma inequivocabili, il rapporto dichiara: “il trattamento magnetico non può che essere pericoloso per i costumi”. Di più: “il medico può, se vuole, abusare della sua paziente. Chi può rispondere che sarà sempre padrone di non volerlo?”. Per la commissione, la cura di Mesmer costituiva dunque una minaccia alla moralità pubblica e alla virtù delle donne francesi, soprattutto quelle dell’alta società che, numerose, frequentavano le sedute di Mesmer.
Così, malgrado i benefici e le guarigioni fossero innegabili, la commissione smentì la teoria del magnetismo animale. Mesmer fu accusato di essere un ciarlatano, screditato e costretto a ritirarsi dalla professione medica. Tuttavia, il suo lavoro aveva gettato i semi di una rivoluzione: nella scienza, nulla sarebbe stato più come prima.
L’alba di una nuova scienza
Malgrado il discredito gettato sul fondatore, il “mesmerismo” continuò a essere praticato dai suoi allievi. Tra questi, Armand Marc Jacques de Chastenet, marchese di Puységur. Ufficiale militare, ricercatore curioso e attento, Puységur superò il maestro: individuò nella volontà dell’operatore il principio capace di influenzare le reazioni del paziente.
Si trattava di un cambio di prospettiva sostanziale. Per Mesmer, la causa delle guarigioni era fisica: il magnetismo animale da lui ipotizzato. Per Puységur, la causa era invece psicologica, cioè la volontà — cosa sorprendente, visto che la psicologia non era ancora nata come disciplina.
Anche il filosofo Arthur Schopenhauer, affascinato dal mesmerismo, era convinto che la volontà fosse il vero principio attivo: “Nessun atto magnetico è efficace senza la volontà, mentre la pura volontà, senza un atto esterno, può produrre ogni effetto magnetico”. Schopenhauer si spinse ancora oltre, ipotizzando che il magnetismo animale fosse la vera causa dei fenomeni tradizionalmente attribuiti alla magia.
Nelle sedute terapeutiche di Puységur le crisi si manifestavano diversamente da quelle di Mesmer: invece di convulsioni e perdita di controllo, i pazienti mostravano una specie di letargia, si muovevano e parlavano in modo rallentato — come sonnambuli. Puységur chiamò il fenomeno “sonno magnetico”.
Mesmerista e soggetto trattato entravano in uno stato di reciproca influenza, erano — come si dice tecnicamente — in rapporto tra loro. In questo stato, il soggetto non soltanto rispondeva con prontezza alle istruzioni del mesmerista, ma era capace di anticiparle, come se potesse leggere nei suoi pensieri.
Inoltre, alcuni pazienti più “dotati” riferivano di situazioni ed eventi che non potevano vedere o conoscere; potevano rimanere a lungo immobili — catalettici — in posizioni disagevoli e senza provare dolore; diagnosticavano i loro stessi disturbi e persino quelli di altri pazienti, come se avessero una “seconda vista”.
Il sonno magnetico, insomma, sembrava sbloccare facoltà o poteri nascosti.
E Mesmer? Ritiratosi in Svizzera, morì nel 1815. Nel frattempo, il mesmerismo si era diffuso in tutta Europa e nel Regno Unito, grazie a nuovi entusiasti praticanti.
Cosa fu invece degli altri protagonisti?
Guillotin, contrario alla pena di morte, si era impegnato per farla abolire, ma senza successo. Cercò allora di renderla più “umana”, cioè più rapida e “indolore”, almeno in confronto agli altri metodi in uso all’epoca, decisamente più brutali. Così, propose l’uso di un dispositivo meccanico per le esecuzioni — la ghigliottina — che però non realizzò mai. Furono i giacobini a trasformarla nel macabro simbolo del Terrore rivoluzionario.
Il re Luigi XVI fu ghigliottinato, e così Lavoisier. Bailly, che dopo la Rivoluzione era diventato il primo sindaco di Parigi, venne in seguito ghigliottinato anche lui. Franklin tornò negli Stati Uniti.
Sempre in Francia, nel 1833, una nuova commissione scientifica giunse, dopo cinque anni di esperimenti, a un verdetto positivo: il mesmerismo, almeno in certa misura, si era dimostrato un trattamento efficace.
Fu così che il magnetismo animale di Mesmer aprì la strada allo studio della suggestione e dell’inconscio, all’ipnosi, alla psicoanalisi e a tutta la moderna psicologia e psicoterapia.
L’eredità di Mesmer: l’ipnosi
Il principale erede del mesmerismo fu il medico britannico James Braid (1795-1860).
Chirurgo militare di stanza in India, Braid cercava di alleviare le sofferenze dei suoi pazienti — all’epoca non esistevano ancora gli anestetici. Studiando le pratiche dei guaritori locali, mise a punto un metodo suggestivo che gli permetteva di ridurre notevolmente il dolore, come se i pazienti fossero sedati. Braid presentò i suoi risultati ai suoi colleghi in Inghilterra, suscitando grande stupore. Braid chiamò il suo metodo “neuroipnosi”, e poi soltanto “ipnosi” — da Hypnos, il dio greco del sonno.
Nel frattempo in Francia, nella seconda metà dell'Ottocento, l’ipnosi era studiata da due scuole: quella di Parigi e quella di Nancy. La prima faceva capo a Jean-Martin Charcot, all’ospedale della Salpêtrière. Charcot, oggi considerato il padre della neurologia, studiava l’isteria femminile ed era convinto che avesse origini biologiche. Per lui, l’ipnosi era un fenomeno isterico. La scuola di Nancy era condotta da Hippolyte Bernheim e Ambroise-Auguste Liébeault. Per loro, l’ipnosi era invece un fenomeno suggestivo, psicologico, che poteva riguardare chiunque — l’intuizione di Puységur.
L’ipnosi stessa ebbe delle evoluzioni. La teoria di Charcot sull’origine organica dell’isteria e dell’ipnosi fu progressivamente abbandonata. Freud aveva studiato con Charcot e, pur non eccellendo nell’ipnosi, utilizzò le sue conoscenze in materia per sviluppare la psicoanalisi e metterne a punto le tecniche, come la libera associazione.
L’ipnosi divenne anche un genere di spettacolo. Gli stessi medici, come Charcot a Parigi e John Elliotson a Londra, davano dimostrazioni pubbliche affollatissime. L’ipnosi teatrale contribuì a tenere vivo l’interesse del pubblico per il fenomeno anche dopo che l’invenzione degli anestetici chimici come l’etere aveva soppiantato le procedure di Braid e colleghi.
Oltre l’ipnosi
Negli anni Cinquanta del Novecento, il medico e psicoterapeuta americano Milton H. Erickson portò una nuova rivoluzione nell’ipnosi clinica, dimostrando che gli stati di trance accadono spontaneamente — la cosiddetta “trance quotidiana”. Per Erickson, l’ipnosi è un modo di comunicare che utilizza la trance per accedere a risorse inconsce e facilitare cambiamenti.
Anche le tecniche immaginative della psicosintesi di Roberto Assagioli e della programmazione neurolinguistica o PNL — nata dal lavoro di Erickson — derivano dall’ipnosi e sono oggi utilizzate nelle psicoterapie brevi, nella preparazione atletica e nel coaching.
Inoltre, oggi sappiamo che nello stato di “sonno ipnotico” non si è addormentati, solo rilassati e concentrati. E che si può essere “in trance” anche con gli occhi aperti, apparendo perfettamente svegli. Sappiamo anche che l’ipnosi non soggioga la volontà. Al contrario, libera risorse inconsce, permettendo al cliente di esplorare nuove possibilità di pensare, sentire e agire. E può produrre effetti anche biologici.
Lo dimostrano gli studi sulla psicosomatica e la psico-neuro-immunologia, e soprattutto il cosiddetto “effetto placebo”, in cui la convinzione del paziente di aver assunto un vero farmaco — in realtà una sostanza inerte — produce effetti biochimici analoghi a quelli del farmaco in circa un terzo dei casi.
I misteri della mente
Il placebo è forse la dimostrazione più evidente del cosiddetto “problema mente-corpo”, oggi ancora oggetto di studi. Se sappiamo che è possibile produrlo e — almeno a grandi linee — come facilitarlo, tuttavia non sappiamo perché esso accade.
Un capitolo a parte meritano i fenomeni di percezione extrasensoriale (ESP) o “psi”, come la telepatia e la chiaroveggenza, che lo stato di trance ipnotica sembra facilitare, come già Puységur aveva osservato. Anche se i più scettici contestano questi fenomeni, è pur vero che vi sono aspetti della nostra esperienza per i quali non abbiamo spiegazioni certe.
In conclusione: con il suo magnetismo animale, così simile alla magia, Mesmer voleva guarire il corpo. Scoprì invece qualcosa di inatteso e altrettanto prezioso, su cui ancora ci interroghiamo: il potere della mente.
L’iscrizione sul ritratto di Mesmer che apre l’articolo recita:
“Mille menti invidiose hanno cercato invano di nuocerti, Mesmer, grazie alla tua generosità, i nostri mali sono scomparsi, l’umanità respira, continua il tuo glorioso destino anche se l’invidia ribolle: com’è bello, com’è grande avere chi t’invidia, mentre rendi felice il mondo”.
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